Pycta

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  ()..Uno spettacolo multimediale che si origina nello specifico della coreografia, per riversarsi in un sistema creativo piú ampio, in cui interagiscono l’architettura, il suono, il motion capture e il motion graphics. 
    La preparazione del sistema creativo di PYCTA si basa su alcune parole chiave come: stereoplasticità, la condizione di quegli ambienti dove tutti gli agenti performativi devono essere sufficientemente plasmabili da fronteggiare gli ambienti sconosciuti, nella loro formazione e nei loro sistemi di attività…()

ALTRO – O. CARPENZANO – DiSMUS/IUSM – POOL FACTORY – MUSIC HOUSE – TEATRO VASCELLO – AURION s.r.l.
coreografia: Lucia Latour
architettura: Orazio Carpenzano
musica elettronica live/motion capture: David Barittoni
art director motion graphics: Flaviano Pizzardi
motion capture live: Marco Donati, Mounir Zok
design luci: Loїc Hamelin
sistema videoproiezioni: Andrea Carfagna
sistema utilizzato Motion Capture VICON Real Time, DiSMUS/IUSM
consulenza motion capture: AURION s.r.l.
danzatori: Marta Capitani, Pamela Caschetto, Sara Filipponi, Silvia Guasto, Luna Paese, Mirando Secondari, Simona Zaccagno
operatore motion graphics: Daniele Zacchi
assistente al set tecnologico / comunicazione digitale: Tiziana Amicuzi
amministrazione e direttore di scena: Luana Piermarini
organizzazione e ufficio stampa: Diletta Simotti
materiali di scena: ALTRO
sarta: Anna Cesari
website e multimedia CD: Alessandro Uliana
foto: Massimiliano Botticelli, Riccardo De Antonis
video maker performance: Roberto Carotenuto
video maker workshop: Stefano Alegnini

PYCTA, un micromondo stereoplastico

PYCTA è spettacolo multimediale che genera uno spazio plurale , che non ha dimensioni, e che diventa solamente “modello spaziale”, costituito dalla danza, dal suono, dall’architettura, dall’immaginario virtuale prodotto dalla cattura digitale del movimento (motion capture) e dalla sua animazione 3D (motion graphics).
Più corpi danzanti contemporaneamente vengono catturati dalle nove/dodici telecamere a raggi infrarossi della stereometria optoelettronica (motion capture), le quali si collocano nello spazio scenico e definiscono un volume di cattura , che coincide con una parte importante della scena performativa. La danza è la forza vivente che viene trasformata in digitale (dematerializzazione) attraverso il sistema di “cattura” (motion capture) e “trasfigurata” (motion graphics). I performer del digitale in “tempo reale” catturano il movimento e lo mutano in coreografia digitale e in spazi fluenti di architettura viva. Le nuove tecnologie sono parte integrante del programma coreografico e del sistema spaziale, in cui la materia viva e non viva coesistono nello spazio stereoplastico della scena, camera Pycta, predisponendo lo spettatore ad una immersione multipercettiva proposta dalle diverse cinetiche che i corpi vivi e quelli digitali mettono in campo. L’architettura non è più scenografia, il suono non è più musica, il movimento non è più spostamento. Partecipiamo come spettatori ad un sistema in cui ogni disciplina esiste e al contempo muta “adattandosi” all’ambiente. Lo spettacolo, infatti, è generato come evento emergente di cui ogni parte (architettura, suono, danza, biomeccanica e animazione) ha la propria identità, e allo stesso tempo la perde per divenire parte di un più ampio processo. Da questo continuo circolare, dal reale al digitale, per “farsi corpi mutanti”, emerge la condizione cognitiva che genera il teatro dell’esistente. Lo spettacolo è stato proposto nel 2005 in una prima fase sperimentale; nel 2006, dopo un anno di alto approfondimento tecnologico e creativo, che ha permesso un’importante connessione tra la cattura del movimento ed il suono, PYCTA conclude la sua produzione e si presenta nella forma definitiva al Teatro Vascello di Roma e al MONACO DANCE FORUM, Monaco di Montecarlo.

PYCTA, il mondo stereoplastico: l’articolo

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